S. Anna dei Palafrenieri, Roma – Vignola

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Sant’Anna dei Palafrenieri (Roma) – Architetto:  Jacopo Barozzi, detto il Vignola

La chiesa, a pianta ovale, la prima del genere nel panorama architettonico romano del Cinquecento, fu edificata su disegno di Jacopo Barozzi da Vignola  intorno al 1570. Essa fu realizzata dall’Arciconfraternita dei Palafrenieri (Sediari pontifici) del papa, istituita da Urbano VI nel 1378. La chiesa fu ultimata nel Settecento, quando vennero realizzate la facciata, la cupola e gli affreschi interni.

L’esterno della chiesa è caratterizzato dalla facciata affiancata da due campanili, ognuno dei quali presenta la cella campanaria aperta su quattro lati e una copertura a bulbo. L’ingresso è costituito da un unico portale; esso è sormontato da un tondo raffigurante Sant’Anna e la Madonna e da una grande finestra a lunetta. La facciata termina con un frontone spezzato sorretto da due colonne tuscaniche e sormontato da due statue di angeli.

L’interno presenta una pianta ellittica coperta con cupola ribassata al centro della quale vi è uno stucco raffigurante la Colomba dello Spirito Santo. Le pareti dell’ellisse sono scandite da otto colonne corinzie che inquadrano i quadri con Scene della vita di Sant’Anna, di Ignazio Stern, e i quattro ambienti a pianta rettangolare. L’abside è a pianta quadrata con una grande nicchia su ogni lato, ed è coperta con volta a vela riccamente decorata con stucchi, al centro della quale si apre una lanterna. A ridosso della parete fondale, vi è l’altare maggiore in marmi policromi che accoglie, all’interno dell’ancona, la pala raffigurante Sant’Anna e la Madonna bambina, opera di Arturo Viligiardi realizzata nel 1927.

Sulla cantoria nella nicchia di destra dell’abside, si trova l’organo a canne, costruito nel 1931 da Giuseppe Migliorini.

La chiesa era famosa  per la cosiddetta processione delle panze, cioè delle partorienti, che si svolgeva il 26 luglio, giorno della festa  di sant’Anna. Partendo dalla chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli, la processione procedeva al rullo di tamburi, con le partorienti avvolte in un manto (da cui il termine popolare di ammantate), seguite dai membri della Confraternita dei Palafrenieri a cavallo: chiudeva la processione la statua raffigurante la Vergine e sant’Anna (oggi conservata nella chiesa di Santa Caterina della Rota). Quando la lunga fila giungeva sul ponte Sant’Angelo il cannone del castello salutava la Vergine con colpi a salve.

(fonte: Wikipedia)

 

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